Antonio Calone

Linee Artistiche: 

 

Dopo una formazione musicale e gli studi universitari in drammaturgia e regia a Parigi, Antonio Calone arricchisce la sua esperienza partecipando a stages e seminari (recentemente con Yoshi Oïda, Marco Baliani, Renata Molinari) e affiancando Renato Carpentieri come aiuto regia e dramaturg dal 1998 al 2005. Consacra una particolare attenzione all’approccio teatrale di testi narrativi. In questo modo attraversa la scrittura di Ritsos, Joyce, Roussel, Kleist, Akutagawa, Vonnegut. Dall’incontro con le opere di Brecht e Heiner Müller e lo studio sul dramma didattico nasce lo spettacolo La Misura del Cambiamento presentato a Napoli nel 2005. Dal 2006 al 2010 insieme a Nicola Laieta dà vita ad un sodalizio artistico consacrato alla ricerca teatrale in ambito sociale e pedagogico per le giovani generazioni. Da questa esperienza nascono gli spettacoli Tanikò (vincitore del Premio Scenario Infanzia 2006), Satyricon (finalista al Premio Scenario 2007), Kali Yuga - la scuola per diventare cattivi e La Missione, ispirato ad alcuni testi di Philip K. Dick e Heiner Müller. Dal 2008 è tra i registi di Arrevuoto, il progetto di intervento a Scampia e nelle altre periferie napoletane, ideato da Marco Martinelli e curato da Roberta Carlotto e Maurizio Braucci per il Teatro Stabile di Napoli. Dal 2010 collabora come dramaturg con la compagnia Punta Corsara diretta da Emanuele Valenti. Nel 2011 collabora con il documentarista Leonardo Di Costanzo per la preparazione e la realizzazione del lungometraggio L'Intervallo prodotto da Tempesta Film e presentato alla Mostra del Cinema di Venezia 2012, occupandosi di selezionare e guidare sul set i due adolescenti protagonisti, poi vincitori del premio De Sica 2012.

Attività: 
Reigista, drammaturgo
Principali Produzioni: 

 

FAMEDARIA  - Memorie da un'infanzia comune

drammaturgia e regia Antonio Calone

con Martina Antonelli, Caterina Carpio, Viola Forestiero,  Aglaia Mora 

scenografia Pasquale Calone
costumi Francesca Traverso
realizzazione scenografia Pasquale Calone e Francesca Traverso
collaborazione alla drammaturgia Stefania Nardone
assistente alla regia Elisabetta Scarin

produzione Teatro Stabile di Napoli,  ScarlattineTeatro – Campsirago Residenza Monte di Brianza

Famedaria è una storia come tante altre, fatta di relazioni umane comuni, piccole, fragili.È la storia di una famiglia in cui il realismo si mescola con la scrittura poetica, in cui il ricordo si intreccia con il presente e lo modifica, lo deforma, come in una visione. Una storia frammentata, frantumata, rotta, in cui i cocci di una famiglia tentano di ricomporsi in un mosaico pieno di crepe. Immagini della memoria riaffiorano e scorrono l’una nell’altra con l’andamento non lineare delle associazioni emotive. Archetipi ritornano come temi musicali o pittorici, al punto di diventare ossessioni, riconoscibili attraverso le generazioni. Emergono quelle tracce, appena percettibili o profonde, che segnano e formano il nostro vissuto, la nostra affettività, la nostra identità.

Line e Yana sono due sorelle tra i trenta e i quarant’anni. Da vent’anni non hanno nessun contatto e vivono in due città diverse, Yana fa l’operaia in una fabbrica di orologi, Line è una professoressa universitaria e abita con Tila, sua figlia diciottenne. Yana sta male. Trova nella scrittura il mezzo per dare sfogo al suo mondo interiore, in cui, sin da quando era adolescente, rielabora la realtà, trasfigurandola al punto da non riuscire più a distinguere verità e menzogna. È proprio scrivendo una lettera che Yana ripiomba nella vita di Line – e Tila – trascinandole in un viaggio nella memoria della loro infanzia.

Famedaria nasce dalla necessità di un confronto teatrale con alcuni autori dell’Europa dell’Est (Witold Gombrowicz, Agota Kristof, Wislawa Szymborska) e dalla volontà di sperimentare un meccanismo narrativo capace di tradurre in scena gli equilibri e le meccaniche dell’appartenenza affettiva e dello sviluppo emotivo.

In una successione di dieci quadri – né logica né cronologica ma fondata sull'associazione di idee - si alternano luoghi e tempi diversi, momenti del presente e flashback dal passato. Sia Line che Yana sono interpretate da due diverse attrici nelle diverse fasi della vita in cui vengono presentate. Allo stesso tempo, le attrici danno voce anche ad altri personaggi: i genitori di Line e Yana, Tila la figlia diciottenne di Line, la preside del liceo. Questo meccanismo teatrale è una scelta precisa che ha una funzione drammaturgica importante: permette allo spettatore di accompagnare i personaggi, con lo sguardo adulto che hanno ora, nel confronto con gli episodi e le figure del loro passato, evidenziando come certe dinamiche relazionali vengano riprodotte da una generazione all’altra e siano in fondo riconoscibili, a diversi livelli, in ognuno di noi.

Gli elementi scenografici e di costume hanno un ruolo attivo nell'avanzare del racconto, sono i personaggi stessi a manipolarli, trasformarli, aggiungendo dettagli evocativi, rievocando e ricostruendo così di volta in volta i propri ricordi.

Lo spazio scenico è inquadrato, come una foto, da una cornice. Due telai mobili, come grandi cornici che riproducono la forma di una polaroid e una diapositiva, con i loro movimenti modificano di quadro in quadro le linee e le prospettive dello spazio, nascondendo o svelando diverse porzioni della scena e dei personaggi, facendo da sfondo all’azione o inquadrandola. Il vetro di queste cornici filtra lievemente l’azione, come in una fotografia, o al contrario, giocando con la luce, riflette i personaggi deformandoli. La luce, in maniera molto essenziale contribuisce a definire gli spazi e a connotare l’azione evocando le diverse atmosfere dal realismo alla visione onirica.  

Telefono: 
3292758894
Direzione Artistica: 
Antonio Calone
Sede Organizzativa: 
Discesa Sanità n. 26 80136 Napoli
Database: 
Database Nazionale